Christiane Löhr ha ottenuto il Premio Pino Pascali 2016 per la sua installazione “Tra luce e natura”, in cui si interroga sul visibile e non visibile.

Abbiamo modo di ricevere delle anticipazioni sulle prossime mostre che si inaugureranno il 25 Febbraio, direttamente dalla Direttrice Rosalba Branà.
Come nasce la Fondazione Museo Pino Pascali?

Ho investito vent’ anni della mia vita nella “Fondazione Museo Pino Pascali”, con tanta passione, dedizione, impegno e amore.
Pascali doveva essere un nome da valorizzare, in quanto esplosivo nel mondo, come Modugno nella musica. L’arte però rimane un ambito di nicchia rispetto alla musica.
Fino ad oggi sono riuscita ad allestire una collezione interamente dedicata a Pascali e le sue opere, per lasciare un segno.
Il premio Pino Pascali ha un valore inestimabile già da quando fu istituito nel 1969, ma fu poi interrotto ed istituito nuovamente nel 1997 da me, poiché riconosciuto come uno dei premi più importanti al mondo.

Sempre più persone si avvicinano all’arte e la fanno propria. Com’è il suo approccio verso i giovani artisti?

Sono molto aperta verso i nuovi talenti. Nel museo è presente una “project room” dedicata ai giovani artisti. Quest’anno le gallerie pugliesi presenteranno giovani artisti, tra cui un’artista con un’opera in tessuto dedicata al mare e a Pascali.

“Come saranno strutturate le prossime mostre in programma?”

In una sala saranno presenti due artisti in dialogo, un fotografo e uno scultore. La mostra è concepita con un racconto bianco, dedicato a sale, acqua, pigmenti bianchi. Un racconto bianco.
Abbiamo inserito anche una retrospettiva di un talento di Taranto morto a 37 anni, Cristiano de Gaetano, a cui vogliamo fare un tributo.

L’ obbiettivo della Branà è di presentare artisti consolidati e del panorama internazionale, ma anche nuovi talenti. Una zona sarà dedicata solo a Pascali, con una particolare esposizione, “bachi da setola”, l’unica opera per non vedenti d’Italia, realizzata dall’artista Giovanni Pedote.

Cosa pensa dell’ Arte Contemporanea oggi?

L’ arte contemporanea è diventata un po’ di moda perché va a pari passo con la società attuale.
Per citare un esempio, Adrian Paci, artista albanese, che ha vinto il premio Pascali. E’ arrivato in Italia su un gommone, portandosi dietro le sue difficoltà, nelle sue opere trasferisce il proprio vissuto e le proprie emozioni.
Come museo siamo interessati a elevare artisti che hanno uno sguardo aperto più sul sociale e sul mondo. Anche Pascali negli anni ’60 ha fatto questo ma, essendo nel boom economico di quell’epoca, vedeva il bello e l’esplosione.
Adesso viviamo una situazione di perenne crisi e gli artisti riflettono nelle opere i propri disagi e le proprie riflessioni.

 

Come definirebbe le opere della Löhr, rapportandole al contesto sociale in cui viviamo?

Anche Christiane Löhr riflette sull’ambiente, su questa natura che viene modificata.
E’ come se lei volesse salvaguardare delle isole di natura. Mette anima in quello che fa, ricostruendo la natura quasi con paura che possa scomparire. Anche il suo è un lavoro sociale.
Oggi l’arte contemporanea è un prodotto della società in cui viviamo e di ciò che viviamo.
L’artista deve creare un dubbio e delle domande allo spettatore, facendo parlare l’istinto e le emozioni, anche non conoscendo la tecnica.

L’arte deve trasmettere delle sensazioni e delle emozioni che facciano riflettere.