La Puglia é meta di viaggi e luogo di fuga per chi vuole scappare dal caos e ritrovare un ambiente in cui vivere in armonia e rilassamento. Il tempo vola ma noi siamo i piloti e possiamo in questa terra fermare le lancette dell’ orologio e godere di ogni attimo, utilizzando i nostri sensi per sentirne i profumi, ascoltarne i suoni, gustarne i sapori, guardarne i panorami e le sfumature, toccarne la terra e sentirne l’intensità.

Molte volte la vita porta a girare il mondo per piacere e lavoro. Così è stato anche per Francesco Cardano, interior designer pugliese e originario di Gravina in Puglia.
Dopo essersi interfacciato con diverse culture in ambito internazionale, non ha dimenticato le sue origini, ma ha ricominciato ad apprezzare maggiormente il territorio pugliese, riscoprendo le sue potenzialità.

Territorio, il nostro, ricco di storia e cultura, a cui è necessario dare un valore più profondo.
Francesco si innamora di quello che si nasconde dietro gli edifici storici che abitano la sua cittadina e che hanno tanto da raccontare; bisognerebbe solo imparare a valorizzarli.
Lui crede che ogni edificio abbia un’ anima, sta nella sensibilità di chi guarda scoprirne l’essenza.

Nel cuore di Gravina in Puglia riscopriamo un edificio storico di circa 910 mq. nel rione medievale Fondovito in cui si è intervenuti per portare alla luce un pezzo di storia. È stato un lungo intervento di una struttura ormai da anni in stato di abbandono, rimettendo insieme stanze di differenti proprietà e ciascuna di vari eredi.
Non è sicuramente stato facile rimettere insieme i pezzi di questo puzzle!
Questo luogo è di eccellenza e rappresentativo della storia antropica umana.

Per disseppellire parte di storia a noi ignota ci avvaliamo della memoria storica del Prof. Franco Laiso che, dopo aver visitato accuratamente il sito, ha ricostruito i processi di trasformazione avvenuti durante i secoli.
Un luogo come questo è significativo della storia e delle attività produttive del territorio, cioè questo strato è rappresentativo della diacronia storica che in questi luoghi si è sviluppata.
I primi insediamenti umani risalgono al Paleolitico, in cui l’uomo viveva in perfetta simbiosi con l’ambiente che l’ospitava, così come riscontrato in questo edificio, dove vi è la testimonianza dell’ habitat rupestre nelle grotte.
Da un utilizzo abitativo si trasforma in edificio utile alle attività produttive del territorio quali grano e vino. Il nome Gravina deriva infatti da “Grana dat et vina” che tradotto significa “offre grano e vino”.
Per la costruzione dei piani superiori veniva scavato il masso per estrapolare il tufo creando una sorta di cava di forma conica, cosiddetta “foggiana”.
Nel sito vi è la presenza di due grandi foggiane che inizialmente erano indipendenti e, negli anni, cambiando la funzione d’uso, da riserve di grano o di cisterne di acqua, sono state trasformate dall’ uomo in un unico grande spazio con destinazione di cantine o cellaio per la produzione del vino. 

La testimonianza dei cellai si evince anche dai palmenti che avevano funzione di contenere le uve da pigiare per poi essere spillate sul fondo della vasca tramite boccali in pietra scolpiti a mano.

Gravina era ricca di vigneti e da sempre grande produttrice di vini.
La lettura storica di questo edificio ha una descrizione diacronica nel tempo. E’ suddivisa in strati, il primo protostorico e arcaico, un ambiente frequentato nella storia. Successivamente si è scesi sempre di più, creando altri ambienti, in base alla loro funzionalità del tempo, del livello economico raggiunto e delle necessità di uso.
Ogni spazio veniva ottimizzato ed utilizzato. Esiste anche un trullo antichissimo interrato che fa parte di una struttura originaria.
Ci troviamo a Gravina, ma riviviamo posti come Micene o Alberobello che associamo al trullo, icona del Mediterraneo e della Puglia.

Ritornando in superficie ci lasciamo alle spalle il maestoso edificio, imbattendoci nella corte privata che fa da filtro tra gli ambienti interni e la strada di accesso esterna, quasi a voler sottolineare l’importanza della dimora storica.


Varcando la soglia del cancello, portiamo con noi cultura, storia e soprattutto emozioni.

Citando Proust: “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’ avere nuovi occhi”.

E’ necessario ricominciare a guardare con più attenzione quello che ci circonda, apprezzando bellezze del nostro territorio che diamo per scontate.

La storia è testimone dei tempi e luce della verità!

Oggi conosciamo il costo di ogni cosa e il valore di niente.

Scavando nel passato si danno un nuovo volto e un nuovo valore al futuro!