Ogni bambino è un artista, ma rimanere artista quando si cresce è una qualità che in pochi riescono

a mantenere.

Conoscendo Piero Gigante, che non si definisce artista, ma amante dell’arte, si riesce a percepire
come la passione che aveva da bambino, già dai primi suoi quadri all’età di sette anni, è rimasta
immutata nel tempo.

Un bambino è poco inquinato dalla vita quotidiana e crea senza pensare, creando il mondo che più
lo rappresenta.

Piero ha capito che l’arte era quel mondo, quell’isola felice che gli dava gioia e che gli permetteva di
estraniarsi dal ciò che lo circondava, ascoltandosi e rapportandosi con se stesso.
Ora ha quasi 38 anni e le sue prime opere sono datate 1986.

Siamo stati accolti nel bar di famiglia a Castellana Grotte per conoscere lui come persona e come
“artista”, ripercorrendo la sua vita fatta esclusivamente di passione.
Ci racconta che, se passa un giorno senza dipingere, è per lui un giorno sprecato e che tutte le
emozioni che lui ha dentro le trasferisce nei suoi quadri e a cui, a volte, non sa dare un significato
razionale.

Entrando nel suo laboratorio si legge una frase di Henry Louis Mencken: “nulla può venir fuori
dall’artista che non sia nell’uomo”.

La sua umanità e il suo spirito di condivisione ci hanno messo a nostro agio e ci hanno permesso di
fare un viaggio tra le sue creazioni, facendo in modo che lui potesse vedere con gli occhi di un altro
e con un punto di vista differente.

Le sue parole iniziali sono state:

“io rispetto ogni singolo quadro fatto in precedenza e ringrazio perché ciò che ho fatto prima mi ha
portato ad essere la persona che sono oggi, facendomi crescere”.
Questo ci lascia intendere che la vita è un viaggio e che ogni cosa che facciamo ci ricorda ciò che
eravamo, scrivendo il nostro futuro.