TRA REALTA’ E IMMAGINAZIONE

La presenza sempre più dominante della fotografia ha portato ad una rivoluzione nel campo della moda. Le illustrazioni vengono utilizzate per raccontare il brand, mettendo insieme differenti tecniche.

Già dagli anni ’80 l’illustrazione era rappresentata con determinazione e forza, ma con l’avvento del digitale negli anni ’90, è aumentato il potere della creatività.
Un illustratore può utilizzare tecniche pittoriche, materiche e collage, aiutandosi anche con tecniche grafiche e vettoriali.

Casualmente ho conosciuto una giovane fashion visual artist di 22 anni che vive a Spoleto (vicino Perugia), Rebecca Coltorti.

Semplice giovane creatività che racchiude un’impronta magica, la stessa che si ha da bambini.

Le sue rappresentazioni trascendono la realtà, richiamano il sogno, la magia fiabesca, come chiudere gli occhi e fare un viaggio con l’immaginazione.
Nel tempo si perde quella magia, quella nota in più che rende tutti più spenti e meno sognatori.

{{ slideshow-6 }}

Rebecca, come hai capito che questa sarebbe potuta essere la tua strada?

Già da bambina, precisamente dall’età di tre anni, disegnavo, dipingevo e collezionavo pagine di riviste di moda. Ho intrapreso studi artistici, grafici e di scenografia. Ho deciso di non ultimare l’accademia che frequentavo perché ho capito la differenza tra artista e grafico. Ho rischiato!

Nelle scuole insegnano ad essere esecutori, creativi lo si è dentro e ognuno ha la propria personalità creativa che non va contaminata con influssi estetici imposti.
La curiosità non mi manca e amo imparare, da autodidatta.

Cosa ti spinge a creare? Qual è l’onda che cavalchi?

L’ispirazione arriva da qualsiasi cosa… anche un cerotto che ho sul gomito! Di solito sono le foto stesse a farmi venire le idee, mi basta guardarle. Amo la fotografia e quando vado in giro immortalo qualsiasi cosa, che riutilizzo dopo.

Creo utilizzando quello che mi ha ispirato durante il mio percorso o mi viene un’idea dal nulla.
E’ un patchwork creativo intriso di qualsiasi materiale.

Si evince dai tuoi lavori l’unione di bidimensionalità e tridimensionalità. Come se mettessi insieme la realtà (3D) con l’irreale (2D). Potresti spiegarmi come nasce?

E’ stata una mia esigenza di unire tecniche. Ero una ritrattista e ha iniziato a starmi stretta questa tipologia di arte. Per questo ho unito elementi con tecniche tradizionali a tecniche digitali.

Voglio sentirmi libera perché non ho uno stile unico, ma cambia. Gli schemi non mi interessano!

Nelle immagini non c’è bisogno di obiettività, anche se si possono inserire messaggi nascosti.
Così come nel testo, è possibile anche nelle immagini. Tu inserisci dei messaggi che solo tu conosci?

Con gli editoriali mi capita di inserire delle esperienze personali, elementi che ricordano il mio vissuto, che nessuno sa. Quindi c’è un po’ di mio in ogni mia creatura ma è visibile solo ai miei occhi.

Come definiresti il tuo mondo?

Lo definirei con una parola: QUIRKY

Tradotto significa bizzarro ed è la parola perfetta perché quello che faccio molto spesso è contraddittorio e pieno di errori. Amo essere sorpresa dai miei errori!

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente continuare a creare! Molti miei lavori sono stati pubblicati su editoriali importanti come Elle, Cosmopolitan, Schön, Sisley, Vogue, l’ Officiel. Voglio accrescere la mia esperienza e arrivare a obiettivi ancora più rilevanti.

Ti piace più la realtà o quello che crei?

Vorrei vivere nella mia mente, nella mia fiaba!


La moda senza il disegno è come un abito senza stoffa! E’ possibile quindi creare la realtà che si vuole, solo utilizzando matite, pennelli o tavoletta grafica, vestendosi dell’abito che più rappresenta la propria personalità!