Almeno una volta nel corso della propria vita è successo a tutti di svegliarsi di notte e chiedersi se quello che aveva appena vissuto fosse davvero un sogno o realtà.

E’ molto sottile la linea tra finzione e verità e viviamo sicuramente in un mondo in cui la risposta non è così scontata, racchiudendo molto più di quello che riusciamo a vedere con i nostri occhi.

Uno dei luoghi in cui meglio si evidenzia questo contrasto è il teatro, ricordando Pirandello che sottolineava come ognuno nella propria vita indossi delle maschere e come di conseguenza si annulli la personalità di qualcuno, portandolo a fingere.

I personaggi di un’opera teatrale sono probabilmente più veri e più reali di tutte le persone che li circondano, un po’ come accade con l’arte.

In una mostra è possibile raccontare qualcosa così come si farebbe a teatro, in cui un’ idea prende forma e si trasforma in racconto.
Il protagonista, vincitore della XX edizione del Premio Pino Pascali è Hans Op De Beeck , artista poliedrico belga che spazia tra teatro, scultura, scenografia, pittura, fotografia, musica e video.

Progettazione e interior design che non ricostruiscono ambienti reali, ma nuove invenzioni di spazi fantastici con un solo legame debole con la realtà, riportando l’artista al passato e ai momenti della sua infanzia, in un viaggio tra coscienza e sogno.
Le sue particolari e complesse installazioni mettono in scena la vita, l’instabilità dell’esistenza umana e lo smarrimento del proprio io, interrogandosi sulle tematiche principali dell’universo: vita e morte. I colori utilizzati sono metafora di luci, ombre e oscurità, aprendo lo spazio espositivo con il colore grigio, denominato anche bianco sporco.

Nella sala grigia vi sono opere scultoree del medesimo colore, in scala reale. Hans Op De Beeck vuole probabilmente portare lo spettatore ad iniziare il proprio viaggio partendo dalla realtà e rappresentando personaggi quotidiani e malinconici, che nella loro scultorea staticità narrano scene di vita vissuta e contrasti tra esseri viventi dell’oggi e icone di morte del domani, in una neutralità forzata.

 

Siamo forse come persone in scala in un progetto architettonico, in cui diamo vita ad una serie congelata?

 

A seguire varchiamo la soglia della sala nera, contrapposta al bianco e in cui vi è dunque assenza di colori, come se non ci fosse vita.

L’assenza di opere umane focalizza l’attenzione sul design di interni, in scala ridotta, di un salotto in periodo natalizio, in cui si ricrea un sogno, un’ illusione o probabilmente una speranza. I regali sotto l’albero sono infatti rimasti intatti, senza nessuno che li scartasse prima di abbandonare quel freddo luogo di convivialità, come a dare un’ aspettativa di ritorno.

 

Ci saranno nel mondo alcune famiglie che vivono nella stessa atmosfera?

Dopo questo momento di introspezione si prosegue il viaggio di meraviglia verso il silenzio della luce, in una stanza bianca, il colore acromatico con alta luminosità che contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico, che ospita opere in scala ingrandita.
Si rimane catapultati in un mondo di giganti in cui ci sentiamo così piccoli che non ci resta che osservare ogni particolare per capire quale metafora si nasconde dietro questa idea.

I simbolismi i sono molti, in una elaborazione della realtà appena trascorsa, in cui resta il disordine del vissuto e in cui il tempo è scandito dalla quantità di sigarette spente nel posacenere dai commensali che per qualche motivo non hanno ultimato il cibo rimasto in tavola.

Dopo qualsiasi momento di convivialità, in cui la gente condivide i propri momenti e il proprio tempo, rimangono il silenzio e la solitudine, insieme a pensieri ed interrogativi esistenziali.

Gli spazi rimangono scomposti perché ormai vissuti, interrompendo un qualcosa che si sarebbe potuto creare o che magari si creerà, lasciando in sospeso il tempo e lo spazio. Così come accade nel film di Hans Op The Beeck “The Girl”, in cui la lentezza e la suggestione di un ambiente irreale ci trasportano nel silenzioso e strano mondo di una ragazza di quattordici anni, nel pieno delle proprie inquietudini, in cui probabilmente non sa chi è, ma sicuramente non sa cosa diventerà.