L’aborto è uno degli eventi più traumatici a cui una donna possa andare incontro. La gravidanza è infatti un momento particolare e speciale, fin dal primo istante. Diventi madre non appena avviene la fecondazione: il tuo corpo inizia subito a cambiare per accogliere il nuovo arrivato.

La gravidanza, di per sé, genera un’esperienza emotiva complessa in cui entusiasmo e aspettative si mescolano con paure e senso di responsabilità. L’intera identità della donna si modifica, con un veloce passaggio dal ruolo di figlia a quello di madre. L’interruzione di tutto questo – che sia spontanea o volontaria – porta con sé ulteriori risposte psicologiche, spesso definite sindrome post aborto.

Approfondiamo insieme l’argomento, senza timori e col desiderio di dare a questa esperienza l’attenzione che merita. Riconoscere la sua importanza è il primo passo necessario per poter ritrovare il sorriso.

Aborto spontaneo e volontario, esperienze simili ma diverse

L’aborto spontaneo consiste nell’interruzione della gravidanza entro il 180° giorno, ovvero prima che il feto sia in grado di sopravvivere in autonomia fuori dal grembo materno. L’interruzione volontaria deve invece avvenire entro 90 giorni dal concepimento.

Entrambe le situazioni sono piuttosto frequenti. Secondo un rapporto dell’ISTAT la percentuale di aborto spontaneo oscilla fra il 15 e il 30% e aumenta con l’avanzare dell’età, mentre le interruzioni volontarie di gravidanza in Italia sono 70-80 mila all’anno.

Il fatto che siano fenomeni così diffusi porta con sé un risvolto negativo: il trauma dell’aborto viene spesso banalizzato dalla società e da chi circonda la donna, e i suoi bisogni psicologici non sempre vengono tenuti in considerazione. Se ti trovi in questa situazione, ci tengo a dirti che non sei sola e che, con il giusto approccio, supererai quello che ora provi.

Sintomi interruzione gravidanza

I sintomi dell’interruzione di gravidanza e la sindrome post aborto

I sintomi fisici dell’aborto possono variare molto a seconda della fase in cui avviene. Dal dolore addominale con piccoli crampi al sanguinamento, fino alle perdite di durata più o meno prolungata: il mio consiglio, se sei incinta e hai il sospetto che qualcosa non vada come dovrebbe, è quello di rivolgerti al tuo ginecologo di fiducia quanto prima.

Non essendo io un medico ma una coach che si occupa di benessere femminile, preferisco qui concentrarmi sui risvolti psicologici dell’aborto. Che sia spontaneo o volontario, infatti, si tratta in ogni caso di un evento traumatico. Come tale, porta con sé conseguenze emotive – definite sindrome post aborto – come:

  • senso di vuoto e di inadeguatezza;
  • vergogna e sensi di colpa;
  • tristezza e ansia;
  • insonnia e sonno disturbato da incubi;
  • sbalzi di umore, irritabilità e attacchi di pianto;
  • sintomi somatici come mal di testa, tachicardia, problemi di digestione, aumento o diminuzione della pressione.

Chi va incontro a un aborto spontaneo ha uno stress iniziale molto superiore, ma questo non significa che le donne che interrompono volontariamente la gravidanza siano esenti da conseguenze. Al contrario, uno studio pubblicato da BMC Medicine ha evidenziato che chi fa parte di questo secondo gruppo mostra esiti psicologici a lungo termine, mentre il primo gruppo supera più in fretta il trauma. Questo potrebbe essere legato al fatto che l’aborto spontaneo è un evento involontario e improvviso, mentre quello volontario prevede la responsabilità – e quindi un maggiore senso di colpa – da parte della donna.

Per quanto tutto ciò possa sembrare negativo nel momento in cui ti trovi ad averci a che fare, ricorda che – come ogni cosa – passerà. Anzi, ancora meglio: puoi lavorarci su attivamente in modo da superare la sindrome post aborto.

Come superare il trauma post aborto

La gravidanza porta con sé un piccolo tsunami emotivo, sia quando è desiderata sia quando capita inaspettatamente. Allo stesso modo, come abbiamo visto, anche la sua interruzione non è da meno.

Posso dirlo personalmente, perché anch’io mi sono trovata in questa situazione in passato. Rimasi incinta a 19 anni ma, quando ancora non sapevo di esserlo, ebbi un incidente e dovetti sottopormi a una serie di risonanze e radiografie. Quando scoprii di aspettare un bambino, nonostante la mia giovane età mi sentivo pronta a tenerlo. I medici mi dissero però che, visti gli esami che avevo affrontato, il rischio che il feto riportasse gravi malformazioni era molto alto. Decisi così, a malincuore, di interrompere la gravidanza. Sapevo che stavo facendo la cosa giusta, ma questo non mi impedì di sentirmi in colpa e di soffrire moltissimo per quella perdita.

Il senso di vuoto e di assenza che si crea là dove fino a un attimo prima c’erano mille fantasie su quel figlio non ancora nato è qualcosa di totalizzante, nella fase post aborto volontario o spontaneo.

Si tratta a tutti gli effetti di un lutto, e come tale lo si può superare solo attraversandone tutte le fasi:

  1. shock e negazione, più frequente nell’aborto spontaneo, che porta con sé rifiuto, incredulità e stordimento;
  2. rabbia e protesta, in cui la donna se la prende con sé stessa oppure si sente vittima di un’ingiustizia;
  3. negoziazione, ovvero il tentativo di reagire cercando delle risposte che spieghino perché sia capitato proprio a lei;
  4. realizzazione di ciò che è accaduto, con conseguenti sensi di colpa, dolore e – spesso – evitamento di situazioni legate alla maternità;
  5. accettazione, in cui ci si riconcilia con la realtà e la sofferenza piano piano si allontana.

Niente riempie del tutto il vuoto lasciato dalla perdita di un figlio, anche se mai nato. Superare il lutto e recuperare il sorriso, però, è necessario e possibile. Come?

Trauma post aborto come superarlo

Il mio suggerimento è prima di tutto quello di prenderti tutto il tempo che serve. Non puoi pensare di superare un trauma simile in pochi giorni: bisogna avere pazienza e aspettare che la ferita si rimargini.

Potrai usare quel tempo per riflettere, per comprendere il tuo dolore e prendertene cura. Non tenerlo per te: condividi ciò che provi con il tuo partner e con chi ti sta accanto. Se senti che può aiutarti, parla con chi ha già affrontato esperienze simili alla tua. La condivisione ha il potere magico di non farti sentire sola. Scoprirai che chi ti ama sta soffrendo con te, e – credimi – portare quel peso in due lo alleggerisce molto.

Circondati di affetto e calore, sia da parte di amici e familiari sia sottoforma di coccole per te stessa. Concediti il giusto riposo, coltiva la tua femminilità al di là dell’essere madre, dedicati ogni giorno alle attività che ti fanno star bene. Scoprirai che quel vuoto che senti dentro si può riempire, il mondo grigio che vedi attorno a te può tornare a risplendere di colori. E sul tuo viso può rispuntare la luce di un sorriso.

Se pensi di aver bisogno di aiuto per affrontare questo percorso post aborto, mettiti in contatto con me. Con la giusta guida sarà tutto più semplice, vedrai.